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NOVEMBRE 2019.

“Ogni tanto io ricordo che a calcio ho giocato e certamente chi ha giocato con me penserà che dovrei anche dire dove e come giocavo. E allora dico che a quattrodici anni ero anche abbastanza bravino. Mancinissimo, portavo sulla schiena l’undici e mi facevo parecchi tornei e campionatini in piccoli campi (la Salus e altri)… … Però ho ripreso, ho continuato, ho giocato alcuni campionati del CSI (Centro Sportivo Italiano) e sui vent’anni mi sono fatto due stagioni di campionati universitari nella squadra di Legge…”

NOVEMBRE 2019

A qualche settimana di distanza, non possiamo non salutare anche noi Gianfranco Civolani, certamente non solo per quanto riportato sopra, un piccolo brano tratto da uno dei suoi tantissimi libri, tutti dedicati al Bologna Calcio, alla Bologna sportiva, e non solo, ai suoi aspetti artistici, storici e sociali, mescolando grandi eventi e piccoli fatti personali… In tanti lo hanno ricordato, nel suo multiforme contributo alla storia bolognese del ‘900. Una storia da lui stesso raccontata in prima persona. Impossibile riassumerla quindi in una sola pagina. Dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, vista con gli occhi di bambino, poi la Resistenza e la Liberazione. Gli studi di giurisprudenza, la laurea, l’esordio nel mondo del lavoro, facendo in realtà tutt’altro rispetto alla professione che lo avrebbe accompagnato poi per tutta la vita. Una passionaccia per la politica (Partito Socialdemocratico) presto accantonata, per restare quello di sempre: curioso di tutto, ma libero e indipendente. Poi la folgorazione, l’incontro allo Stadio con il calcio e con i colori rossoblù. Eroi della domenica, non solo da osservare e sostenere, quindi, ma anche da raccontare e ricordare. Inizia qui, infatti, una carriera giornalistica durata poi sessanta anni ininterrotti, fino a farlo aedo del gioco del calcio e cantore del Bologna FC. In mezzo a questo lunghissimo percorso, tante altre avventure diversissime fra loro, ma tutte belle e significative. Il ruolo di dirigente nel nascente baseball, sia a livello locale con la Fortitudo, che a quello più alto, nella Federazione e con la Nazionale Italiana. La passione per il basket, un breve passaggio nella Fortitudo (seguito poi da un odio-amore, fino ai giorni nostri) e naturalmente la Virtus Pallacanestro, di cui era da sempre uno dei tifosi più illustri. Un passaggio non lunghissimo ma significativo, nel mondo dello spettacolo. Come direttore di teatro portò a Bologna, per primo, Jannacci e Proietti, e valorizzò Laura Betti e Paolo Poli… Come presidente del basket femminile bolognese, poi, ha battuto ogni record italiano, forse mondiale, di durata, crescendo generazioni di atlete, raggiungendo la Serie A e lanciando diverse giocatrici fino alla Nazionale, dopo essere passate per quella squadra che forse era la sua vera famiglia (comprese le gioie immense, quindi, e le solenni arrabbiature!) Lo ricordiamo però, soprattutto, per averci raccontato e trasmesso sessant’anni di calcio e di Bologna FC. Dobbiamo a lui (non è stato l’unico, certo, ma lui l’ha fatto forse nel modo più compiuto, e di certo più a lungo di tutti), con i suoi articoli, gli interventi radiofonici e televisivi e, soprattutto, i suoi tanti libri, così simili eppure diversi fra loro e nei quali davvero c’erano tutta la sua persona e la sua personalità, se oggi ancora ricordiamo così bene Schiavio e Sansone, Biavati e Puricelli, Bulgarelli e Savoldi… Oggi il suo posto è esattamente lì, in un ideale Pantheon Rosso e Blù, fra quelli che, anche con il calcio, hanno reso grande e nobile la nostra città, insieme quindi agli eroi dello Scudetto del ’64, ma anche ad Angelo Badini e Giuseppe Della Valle, Tazio Roversi, Klas Ingesson, per non dire di Hermann Felsner, Arpad Weisz e tutti gli altri. A noi piace pensare che il suo grande amore per lo sport sia nato, magari inconsapevolmente, sui campetti del CSI di Bologna, in quelle giornate giovanili e spensierate di cui lasciò alcune pagine scritte; ne riportiamo un brano, tratto da uno dei tanti libri, proprio in questi giorni in cui esce la sua (purtroppo) ultima fatica, dedicata ai 110 anni e ai 110 giocatori della storia rossoblù. Ciao CIV!

“VIA ASIAGO. A parte il fatto che al numero trentuno ci abitavano i miei nonni materni, questa via mi è particolarmente cara … … e poi quei miei gol. Un torneo al Velodromo, nel campo di calcio. Avevo diciotto anni, giocavo ala sinistra, facevo gol. La partita nel campionato del Centro Sportivo Italiano, contro la squadra del Cardinal Lercaro. Pioveva forte, due calci di punizione per la San Francesco, la squadra mia. Da circa trenta metri azzeccai due traiettorie velenosissime: due palloni spioventi nell’angolo alto, due gol e vittoria, con il povero portiere che non poteva bestemmiare perché, insomma, nella squadra di Sua Eminenza proprio no… Poi oggi il Velodromo è stato abbattuto, ci hanno fatto un giardino per i pargoli e dov’è allora finito quel pallone delle mie prodezze? Lo cerco, non lo vedo, non lo trovo. E mi vien da pensare che quel pallone sempre nel mio cuore e nei miei piedi resterà sempre sepolto sotto quelle mie due scarpazzate che partirono in un pomeriggio molto bagnato dell’anno cinquantaquattro dal mio mancino, che non era poi così male  … … Ma quel pallone fatato? Certamente sepolto sotto gli scarpini degli infanti.” G. C. “Un giornalista da marciapiede”

 

Andrea De David

presidenza@csibologna.it

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L'editoriale

Ciao CIV! Una storia in rosso e blù.

NOVEMBRE 2019. “Ogni tanto io ricordo che a calcio ho giocato e certamente chi ha giocato con me penserà che dovrei anche dire dove e come...

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