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GENNAIO 2020

EDITORIALE GENNAIOUn’ondata di commozione ha attraversato tutto il mondo, al momento della scomparsa di Kobe Bryant, a soli 41 anni, della figlia e di altre sette persone nella tragedia aerea di Los Angeles. Un evento che, come sempre, grazie alla comunicazione e alla tecnologia, è diventato immediatamente un momento di condivisione globale. Impossibile riportare qui tutti gli aneddoti che hanno caratterizzato la sua vita, intensa, ricca di successi ma anche controversa, come spesso succede con i grandi personaggi.

Purtroppo, molti dei mezzi di informazione italiana non hanno dato la stessa rilevanza a questa perdita, come ha invece fatto il resto del mondo, per quello che è considerato, come minimo, uno dei dieci giocatori di pallacanestro più forti della storia. E dire che il suo legame con il nostro paese, giustamente sottolineato, e con la nostra regione in particolare, è sempre stato molto forte, perché nato nel periodo più importante della sua vita, quello della crescita e della formazione.

Nato infatti a Filadelfia, negli Stati Uniti, il figlio di Joe Bryant, si era trasferito da piccolo al seguito del padre. Dai sei ai tredici anni è quindi vissuto in Italia, seguendo la carriera di papà, prima a Rieti, poi a Reggio Calabria, quindi a Pistoia e infine a Reggio Emilia. Montecavolo, la frazione di Quattro Castella, che lo ha ospitato, è sempre rimasta nel suo cuore e lì, di tanto in tanto, amava tornare per una rimpatriata. Le foto che lo ritraggono nelle formazioni di minibasket dell’epoca stanno facendo il giro del web, e suscitano tanta nostalgia e tenerezza. Una volta tornato in America, passa subito alla storia non solo per il suo talento ma, soprattutto, per la sua precocità. Uno dei pochi giocatori, in quegli anni, pronto a trasferirsi fra i professionisti direttamente dal college, senza passare dall’Università, cosa ancora oggi inusuale. Scelto al nr. 13, posizione già di rilievo per un giovanissimo, girato da Charlotte ai Los Angeles Lakers, la squadra più blasonata, brucia subito tutte le tappe. In poco tempo raggiunge risultati che nemmeno il più grande di tutti, Michael Jordan, il giocatore al quale si ispira e che riesce a incrociare negli ultimi anni della sua carriera, aveva raggiunto. A 22 anni tre titoli NBA di fila. Poi una serie di successi e record impressionanti, 5 campionati in totale vinti, due ori olimpici, più volte MVP, un’infinita serie di convocazioni all’All Star Game, la conclusione di carriera come terzo migliore marcatore di tutti i tempi, nonostante diversi infortuni che lo fermano per alcuni mesi, record e statistiche incredibili.

Nel mezzo, anche tanti momenti controversi, un processo per violenza sessuale, la separazione dalla moglie, poi la riconciliazione. Gli sponsor che se ne vanno, e dopo ritornano. Un legame con i Los Angeles Lakers lungo tutta una carriera, cosa che oggi sarebbe molto difficile, un rapporto che ne fa una bandiera ma anche, secondo alcuni, impedisce alla squadra di vincere almeno un altro paio di campionati, con la società “bloccata” sul mercato, per via del tetto salariale, dal suo contratto milionario di giocatore ormai a fine corsa. Un finale di carriera da incorniciare, fino all’ultima partita con sessanta punti segnati e una battuta assai indovinata: “Per tutta la carriera mi hanno gridato di passare la palla, perché ne sono sempre stato troppo innamorato, oggi invece tutti mi gridavano il contrario, di tenerla, perché volevano da me ancora un canestro”.

Anche questo addio passa alla storia, il cortometraggio che lo racconta, “Dear Basketball”, vince addirittura il Premio Oscar, doveroso omaggio della “sua” Los Angeles, la Mecca del Cinema… Un campione moderno nel senso più pieno che ha saputo coniugare il talento “americano” con i fondamentali e il senso tattico appresi dai maestri della pallacanestro di casa nostra… La tragedia ha visto purtroppo insieme questo grande personaggio con una delle quattro figlie, che ne stava ripercorrendo le orme con una prospettiva molto interessante, e altri sette poveri sventurati…

Mancherà a tutti noi ma, soprattutto, lascia un grande vuoto nel cuore degli appassionati di basket di tutte le età, dei giovani soprattutto che, negli ultimi vent’anni, nelle palestre di provincia come sui campetti più improbabili, hanno iniziato ad amare anche grazie a lui questo sport meraviglioso.      

Andrea De David

presidenza@csibologna.it

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