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Marzo 2020.
 

marzo 2020

È impossibile scrivere qualcosa che non sia banale, in questi momenti. Facciamo quindi appello a tutti voi, in questi giorni, per ottenere l'unica cosa che conta. La prudenza, la riservatezza e l'isolamento. E, subito dopo, ma solo in un secondo momento, vi chiediamo di mantenere la calma, trasmettere serenità e speranza, promuovere per quanto potete un po' di solidarietà. È una prova difficile. Speriamo che quando leggerete queste righe, magari fra qualche giorno oppure qualche settimana, la situazione di emergenza creata dall'epidemia sia, se non già cessata, almeno in via di risoluzione. È una possibilità, ma sappiamo che non sarà così. La strada è lunga e difficile. Ma noi vediamo ancora, e la vedremo sempre, la luce in fondo al tunnel. Mai il nostro mondo, il mondo dello sport, è stato così duramente e direttamente colpito da una calamità. Abbiamo studiato sui libri di storia le vicende della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. Poi la Guerra Fredda, l'incubo nucleare, la crisi del petrolio. In seguito il terrorismo politico e, negli anni più recenti, quello internazionale. Tutti momenti drammatici che hanno influenzato le nostre vite e, di riflesso, il mondo dello sport... È la prima volta, però, che ci è stato imposto di fermarci. La borsa con le divise da gioco che abbiamo tenuto in camera, è pronta all'uso, ma ormai ferma da troppi giorni. La porta della palestra sigilllata come un luogo pericoloso e da evitare. Il pallone ormai sgonfio abbandonato da qualche settimana in mezzo a un campo. Il nostro mondo, quello dei giovani e degli sportivi di tutte le età, è stato colpito come da un gigantesco maglio che ne ha mostrato, purtroppo, tutte le fragilità. Un Grande Freddo. All'emergenza sanitaria, la più urgente e la più terribile, se ne sta affiancando un'altra sociale ed economica. E ne sta avanzando una molto più subdola, quella educativa. Chiuse a tempo indeterminato le scuole e le società sportive, emergono problemi di gestione e formazione di giovani e giovanissimi, soprattutto in quelle situazioni (tante, troppe) in cui la povertà educativa è presente anche in situazioni ordinarie, per la mancanza di attenzioni, stimoli e risorse all'interno delle famiglie. È l'ora più buia. La stiamo affrontando anche sotto la guida del nostro Arcivescovo Matteo Zuppi e dei tanti parroci della nostra Diocesi, anch'essi prostrati dalla prova. La dobbiamo superare insieme. Società sportive, dirigenti, allenatori ed educatori. È stata difficile la sospensione, lo sarà ancora di più la ripresa. Nel 2012 alcune aree della nostra provincia e della nostra regione sono state duramente colpite, in occasione del sisma dell'Emilia-Romagna. Ne siamo venuti fuori, anche grazie al vostro impegno. Oggi la battaglia è più difficile. Il nemico ancora più oscuro e sfuggente. Ce la possiamo fare, solo mettendo da parte gli interessi di parte, quelli economici e quelli di visibilità e ambizione personale. Tutti i calendari sono stati completamente stravolti, sia quelli associativi che quelli dell'attività sportiva, agonistica e non agonistica. Anche il rinvio delle Olimpiadi, previste nel mese di luglio, non è più un tabù. Nel 1942 Fausto Coppi, subito dopo avere ottenuto sotto i bombardamenti il Record dell'Ora su pista, fu arruolato nell'esercito e partecipò alla Seconda Guerra Mondiale. Anche se era già un giovane campione del ciclismo mondiale, in Africa fu preso prigioniero dagli inglesi e finì in un campo di concentramento. Debole e malato venne liberato solo all'inizio del 1945 e tornò dalla Tunisia in Italia. Sbarcato a Napoli, con una bicicletta avuta in prestito raggiunse casa, dopo un viaggio di quasi 900 kilometri, lungo le strade di un'Italia distrutta, dal punto di vista sociale, materiale ed economico, da una guerra che aveva fatto quasi 500.000 morti. Già nel 1949, in quello che era all'epoca lo sport più amato e praticato, ottenne un'incredibile doppietta, vincendo nello stesso anno il Giro d'Italia e il Tour de France. Un'impresa che, alle condizioni di allora, non solo nessuno aveva mai realizzato ma che veniva ritenuta da tutti semplicemente impossibile. Nelle prove più difficili, emergono i grandi campioni. Il mondo dello sport lo sa, da sempre.
 

Andrea De David

presidenza@csibologna.it

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