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LUGLIO 2018

 

montagnola editorialeNon esiste nessun altro luogo di Bologna dove si possa “leggere”, come in un grande atlante storico-geografico, la storia della nostra città, dai tempi antichi fino al mondo contemporaneo, come il Parco della Montagnola, il più grande giardino pubblico cittadino all’interno della cerchia delle mura. Si, stiamo parlando proprio di quello, del luogo diventato ormai sinonimo di degrado, spaccio, criminalità… un luogo che sarebbe, e potrebbe tornare ad essere, un posto stupendo, un polmone verde, un sussidiario storico a cielo aperto, un’oasi di pace e un biglietto da visita per i tanti turisti che oggi passeggiano per il centro, magari giunti in città dalla vicina Stazione Centrale. L’origine del sito affonda le proprie radici già in epoca romana, presumibilmente anche in età precedente, come luogo dedicato a scambi e commerci. Ma è nel Medioevo la vera origine della Montagnola così come la conosciamo oggi: lo spazio attualmente conosciuto come Piazza dell’8 Agosto divenne proprietà del Comune di Bologna nel 1219 e acquisì il nome di Piazza del Mercato, in quanto dal 1251 luogo destinato al mercato del bestiame. Nel 1330 il Cardinale francese Bertrando del Poggetto fece costruire nei pressi di Porta Galliera quello che sarebbe dovuto diventare “Il castello dei Papi”: una grandiosa struttura, di forma quadrangolare, cinta da fossati profondi che doveva servire come sede provvisoria pontificia, in occasione del rientro del Papa da Avignone. Alla costruzione parteciparono gli artisti più famosi dell’epoca: secondo la tradizione, le pareti della Cappella furono decorati da Giotto in persona. Bologna però non tollerò a lungo l’oppressione papale e il peso fiscale imposto dal legato: nel marzo 1334 esplose la rivolta, i bolognesi saccheggiarono e rasero al suolo il castello, che fu poi riscostruito altre quattro volte, e quattro volte distrutto; l’ultima nel 1508, con papa Giulio II: le sue rovine sono ancora oggi visibili e le macerie andarono ad accrescere l’altezza della Montagnola stessa… a partire dal 1662 fu stabilito dal Comune l’uso pubblico dell’area. Nel periodo napoleonico divenne invece Piazza d’Armi. Fu lo stesso Napoleone, nel corso della sua veloce visita a Bologna, a disporne la risistemazione secondo il gusto dell’epoca, dando alla Montagnola lo stile che mantiene ancora oggi; sempre su sua disposizione, in essa furono tumulate le salme di Luigi Zamboni e Giovanni Battista De’ Rolandis, eroi del risorgimento bolognese, poi disperse con il ritorno degli austriaci. Fu proprio la successiva insurrezione anti-austriaca dell’8 agosto 1848 a dare alla piazza il nome attuale: sugli spalti della Montagnola i popolani bolognesi, fra i primi in Italia, affiancarono le guardie civiche contando fra le proprie fila 57 morti, oggi ricordati dal grande monumento di Pasquale Rizzoli. Peccato che, nella primavera successiva, gli austriaci fecero ritorno in città, per poi andarsene solo dieci anni dopo, alla vigilia dell’Unità d’Italia. Nel 1878 sulla Montagnola si trasferì poi ufficialmente il mercato cittadino, che per secoli era stato ospitato in Piazza Maggiore, e tuttora vi si svolge il venerdì e il sabato. La mattina del 18 agosto 1944, proprio davanti al monumento ai caduti, furono sette i partigiani bolognesi, catturati nei giorni precedenti a Molinella, fucilati dai nazisti durante la guerra di liberazione. Nel dopoguerra la Montagnola, oltre al mercato, ospitò festival di partito, fiere campionarie e mostre botaniche. Occasionalmente, anche manifestazioni sportive. Una fra tutte, una gara ciclistica nel primo dopoguerra che oppose Coppi a Bartali, all’epoca probabilmente i due sportivi più famosi del mondo. Poi, a partire dagli anni ’70, un lungo declino, che ha portato fino ai giorni nostri… Tanti i colpevoli per tutto questo, dall’indifferenza dei cittadini a scelte sbagliate delle amministrazioni cittadine, dall’allontanamento dei commercianti all’assenza dei presidi sociali e civili e delle forze dell’ordine. Da quest’estate, nei mesi da giugno a settembre, per oltre 100 eventi complessivi in programma, siamo stati coinvolti in un progetto assai complicato e controcorrente, ma assai stimolante. E’ il progetto Montagnola 360. Un lavoro di squadra, come sempre dovrebbe essere, promosso dal Comune di Bologna e da Confcommercio Ascom. A scendere in campo, grazie al contributo di Emilbanca e di diversi operatori economici, Arci, Antoniano Onlus e CSI Bologna. Insieme a loro, associazioni attive nel campo della musica, dell’animazione, dello spettacolo. La costruzione di 3 campetti (una gabbia per il calcio 3 x 3, un campo da beach volley e un playground da basket) ha dato anche un segno tangibile della ritrovata presenza della città all’interno del parco. Naturalmente, tutto questo non sortirà nessun effetto senza la presenza assidua degli organismi di controllo dell’ordine pubblico, e senza l’impegno degli operatori economici e commerciali nel proporre nuove interessanti offerte e iniziative che possano coinvolgere i giovani, le famiglie, gli anziani e tutte le fasce di popolazione cittadina. A dare il loro assenso, sono già passati in tanti, dal senatore Pier Ferdinando Casini al Ministro Gian Luca Galletti, dai calciatori del Bologna Angelo Da Costa e Ibrahima Mbaye fino al semifinalista del Roland Garros, il tennista Marco Cecchinato. La strada è difficile, faticosa e quasi mai percorsa nel passato. Un tentativo analogo, all’incirca quindici anni fa, terminò dopo pochi mesi, con un clamoroso blitz di Polizia e Carabinieri… un episodio singolare, in quanto i destinatari dei provvedimenti di custodia e delle attenzioni delle autorità giudiziarie, non furono per una volta spacciatori e piccoli criminali della zona, ma i gestori stessi delle attività sportive rivolte a giovani e meno giovani: segno che nulla è semplice ma, soprattutto in questo caso, che il
sapersi mettere in gioco è stata già una prima grande vittoria.

Andrea De David

presidenza@csibologna.it

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