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EDITORIALE OTTOBRE 2018Il giorno 17 settembre, nei boschi dell’appennino emiliano, al confine fra le province di Bologna e di Modena, scompare da casa un ragazzo di sedici anni di nome Giuseppe, residente a Ciano di Zocca, e non vi fa più ritorno. Quel giorno, non è un giorno come tutti gli altri. In Emilia-Romagna, e in molte altre regioni italiane, è infatti il primo giorno di scuola, un inizio delle lezioni particolarmente tardivo, anche rispetto agli anni precedenti, eppure il clima sembra ancora estivo.

Passano otto giorni, nessuna ipotesi concreta viene formulata dagli inquirenti in quanto, ovviamente, si tratta di un ragazzino di sedici anni e, quello in questione, potrebbe essere un allontanamento dovuto a motivi banali. Una vicenda come ne accadono tante, a lieto fine. Invece, il 25 settembre, il ragazzo, del quale era stato rinvenuto in precedenza il motorino, viene trovato morto, all’interno di un pozzo dove era stato nascosto, in località Tiola di Castello di Serravalle. Dopo poche ore viene fermato l’autore dell’omicidio (sembra reo confesso, ma sarà ovviamente la giustizia a definire correttamente colpevole, movente e circostanze dell’atto). E’ un suo amico e coetaneo, ma quello che rende la vicenda ancora più agghiacciante è il movente, che viene subito scritto su tutti i giornali: “Si tratterebbe di un regolamento di conti, per questioni di droga”.

Vediamo di inquadrare la vicenda. Ciano è una frazione del comune di Zocca (Modena), le statistiche recitano –testualmente- che si tratta di un agglomerato di case, in cui vivono complessivamente 51 famiglie, per complessivi 123 residenti, dei quali solo otto stranieri (sei provenienti dall’Africa, due dall’Asia). Tiola è invece una frazione di Castello di Serravalle (oggi comune di Valsamoggia), le famiglie sono 20, per 41 residenti complessivi (due stranieri). Non siamo quindi a Gomorra e nemmeno in un ghetto per extracomunitari o richiedenti asilo, e anche questo è un fatto che ci impone di interrogarci, su come sia possibile che due ragazzini siano arrivati a questo punto, in luoghi dove (sbagliando) si pensa che gli unici problemi possano essere la noia o lo spopolamento dei paesi. Episodi simili sono avvenuti negli stessi giorni in Sardegna, e poche settimane prima in Sicilia e Lombardia. Non sono certo le loro famiglie il luogo dove ricercare i colpevoli, ma molto oltre, per una chiamata in correo di tutti quanti noi, là dove, sempre di più, non riusciamo a individuare i segnali del malessere che è intorno a noi.

Molto significativo il fatto che il ragazzo avesse frequentato, per alcuni anni, la società sportiva che opera su quel territorio ma che poi, purtroppo, avesse abbandonato l’attività, perdendo quella bella opportunità di impegno e crescita che questi ambienti, se ben gestiti, possono offrire. Si sta tenendo in questi giorni, dal 3 al 28 ottobre, la XV° Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, dedicato a “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, il cosiddetto Sinodo dei Giovani. Questo il tema suggerito: mettersi all’ascolto dei giovani.

Non è certo questa la sede, né c’è spazio, per interpretare questo storico e complesso momento di incontro. Sicuramente, già la fascia di età interessata, quella che identifica i giovani nell’età fra i 18 e i 35 anni, ci dice di un cambiamento epocale, di cui prendere atto, già avvenuto. Quello che fa degli adulti di ieri i giovani di oggi, ancora in cerca di un’identità, quando non ancora di un lavoro, di una stabilità, di una posizione nel mondo, fino ai quarant’anni e oltre. E del dilemma esistenziale davanti al quale si trovano, se pazientare per decenni in attesa di qualcosa, o trovare una qualche veloce scorciatoia… Grande interesse ha riscosso la lettera di una ragazza che, in questo consesso, dice: “Ci allontaniamo dalla Chiesa quando non ci dice nulla di diverso da quello che ci dicono fuori, niente di più emozionante, niente per cui valga la pena di vivere o morire”. Anche questa una richiesta da ascoltare, non per giudicare o condannare, ma per accompagnarne il cammino.

Andrea De David

presidenza@csibologna.it

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L'editoriale

Mettersi in ascolto dei giovani

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