Valore non valido
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A chi la riforma dello sport italiano

NOVEMBRE 2018.

Il giorno 19 febbraio del 2013, accadde l’avvenimento più imprevisto della storia dello sport italiano. Non si tratta di una vittoria o di sconfitta inaspettata, di un risultato a sorpresa. Semplicemente, all’apertura delle urne per l’elezione del nuovo Presidente del Coni, il vincitore non risultò, come pronosticato da tutti, Raffaele Pagnozzi, sponsorizzato dal presidente uscente Petrucci, che poteva contare su una non amplissima ma abbastanza solida maggioranza di voti (fra le Federazioni e le altre componenti del mondo sportivo), ma Giovanni Malagò, personaggio molto in vista, che nessuno mai avrebbe immaginato seduto su una poltrona frutto storicamente di equilibri e accomodamenti di apparato.

Appena eletto, i nemici lo bollarono subito come un parvenu, un usurpatore, quasi non avesse nemmeno i titoli per partecipare alla competizione. Affermazione falsa e ingenerosa, avendo il neo-presidente una lunghissima carriera da atleta prima (tennista, poi giocatore di calcio a 5, anche campione d’Italia), poi di dirigente di società sportiva (Circolo Canottieri Aniene, la Juventus del nuoto), di organizzatore di eventi (Mondiali di Nuoto) e molto altro. Tutte cose che nessuno dei contendenti, più o meno burocrati dalle lunghe carriere fra uffici e corridoi, poteva vantare.

Certo, qualche incidente di percorso alle spalle c’era, a partire dalla piscina di Tor Vergata, la vela di Calatrava che avrebbe dovuto ospitare i Mondiali del 2009 e che sta ancora là, in attesa di essere terminata (il processo conseguente, ha comunque mandato tutti assolti). Nacque lì il paradosso che è giunto oggi alla sua massima espressione. A scardinare un sistema che aveva sempre visto una nomina partitica (socialisti e dintorni) arrivava un personaggio super partes, non lontano dalla politica, anzi vicinissimo, ma campione nel mantenersi equidistante, amico di Matteo Renzi come di Gianni Letta, così come amico sincero tanto di Federica Pellegrini quanto di Carolina Kostner.

Un cammino trionfale, per i primi anni, dovuto a capacità (prima di tutto nella comunicazione e nella progettualità) assolutamente indiscutibili, pur in un mondo, quello delle Federazioni Sportive, davvero poco raccomandabile, fatto di potentati, cialtronerie e poco trasparenti frequentazioni del sottobosco della politica. E tanti soldi pubblici da dividere. Il cammino di Giovanni Malagò sarebbe stato luminoso: prima le Olimpiadi di Roma, lui romano e romanista, che lo avrebbero visto come responsabile e, probabilmente, ottimo gestore. Poi la poltrona di capo del CIO, padrone dello sport mondiale…

Un imprevisto a 5 Stelle ha stoppato tutto, a partire dal sogno olimpico (suo, ma anche un’opportunità per l’Italia intera, pur fra mille incognite). Qualche giorno fa, abbiamo avuto l’incredibile opportunità di incontrarlo, il giorno dopo quello che è stato definito il big bang, il terremoto, l’apocalisse dello sport italiano.

In realtà la fine solo del Coni (dopo oltre 100 anni), anzi il suo drastico ridimensionamento, in definitiva solo un trasferimento di fondi governativi tagliati da 400 a 40 milioni di euro. E il resto? Ad una nuova società, a diretto controllo politico, che si chiamerà Sport e Salute, Sport e Benessere, o chissà come. Che succederà? Nessuno lo può dire, il nuovo governo gialloverde non ha certo peccato di attendismo. Del resto, quella di rompere con il passato è la sua mission.

Possiamo limitarci a poche e telegrafiche riflessioni.

Ma erano stati sempre spesi bene i soldi del Coni? Assolutamente no, basti pensare alle somme (di soldi pubblici) utilizzati dalla FIGC per contrastare gli Enti di Promozione Sportiva (alla faccia di tutte le autority e del Garante della Concorrenza).

Ma la politica ha ben presente le reali esigenze dello sport? Assolutamente no, il provvedimento che ha fatto più rumore, di recente, è stato l’elevazione della de-fiscalizzazione per i compensi sportivi da 7.500 a 10.000 euro.

Una no tax area non richiesta, e anche abbastanza assurda per questi importi. E per le migliaia e migliaia di volontari, che mandano veramente avanti lo sport italiano? Nulla.

E gli Enti e le Federazioni sono esenti da colpe? Anche qui semaforo rosso, nel terremoto politico, molti stanno già facendo la cernita per trovarsi nuovi referenti (Aics, Opes e Asi in testa).

E i politici di ieri? Che errore non mettere mano già da tempo alla riforma del Coni, sempre in attesa di un’auto-riforma che non sarebbe mai arrivata… Non resta che aspettare e sperare.

Ah! e Giovanni Malagò? Sentendolo parlare l’altra sera, ovviamente non sereno e terreo come non mai, l’impressione è sempre quella. Pur in mezzo alla bufera, il sorriso un po’ più tirato, ma sempre splendido. Brillante a affascinante, questo nessuno lo può negare, troverà la sua strada in ogni situazione. In questo non si può che ammirarlo e, confessiamolo, invidiarlo. Da vero “Megalò” come lo soprannominarono gli Agnelli, ma in senso buono, non tanto megalomane quanto “sua altezza”, un vero Abramo Lincoln dello sport. Di lui sentiremo sempre parlare e, probabilmente, di lui avremo ancora bisogno.

Andrea De David

presidenza@csibologna.it

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L'editoriale

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