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08-09-2017
L’eredità morale del Cardinale Carlo Caffarra

L’eredità morale del Cardinale Carlo Caffarra

Era il 29 aprile del 2004, il Presidente Regionale del CSI dell’Emilia-Romagna Giuseppe Vaccari aveva organizzato un convegno, di grande prestigio ma dai contenuti, come dire, “istituzionali”, sul tema “A scuola di valori in parrocchia”.

Destinatari dell’incontro, alcune decine di dirigenti di società sportive, in buona parte bolognesi, guidate dal Presidente Provinciale dell’epoca, Stefano Gamberini. Relatore d’eccezione, il Cardinale Carlo Caffarra, da poco nominato Arcivescovo di Bologna, invitato come pastore ma, soprattutto, per la sua fama di studioso e teologo moralista.

Ai partecipanti che affollavano il salone di Villa Pallavicini, la prospettiva di un incontro incentrato in un ambito tradizionale: sottolineare l’importanza dello sport nell’educazione dei giovani, dell’associazionismo e del volontariato, il valore del lavoro dei dirigenti sportivi in un’ottica di crescita cristiana della società…

Difficile invece riassumere in poche righe (ci vorrebbe, in realtà, la preparazione e la sensibilità di un filosofo, come minimo) quello che il Cardinale Carlo Caffarra riuscì a comunicare, partendo da un tema apparentemente lontano, soprattutto per la sua formazione, come quello dello sport.

Alcuni dei concetti da lui espressi, affrontarono in pieno alcuni degli argomenti del pensiero filosofico moderno, dal rapporto fra realtà e interpretazione, passando dai teorici del pensiero debole, e suscitarono, una volta pubblicati e diffusi, una polemica e un dibattito accesissimi, prima a livello nazionale e poi, addirittura, a livello mondiale.

Per tentare una sintesi a dir poco estrema, l’Arcivescovo di Bologna allora appena insediato, sviluppò le sue tesi partendo dal concetto che, “se l’educazione è l’introduzione della persona nella realtà, la filosofia moderna, sostenendo che esistono solo interpretazioni e non una verità assoluta, rende impossibile e addirittura inutile ogni tentativo di educare l’uomo…”

Ovviamente, tutti i massimi pensatori di quegli anni intervennero subito in risposta con articoli, scritti e interviste, di volta in volta sostenendo o tentando di confutare le tesi del Cardinale. Ma tutti quanti, a partire dal filosofo Gianni Vattimo, schierato naturalmente nella riva opposta dei protagonisti della polemica, diedero atto del coraggio, della puntualità e dell’importanza dell’intervento di Carlo Caffarra, che, da giovane Arcivescovo, partendo da un misconosciuto convegno del Centro Sportivo Italiano, aveva rimesso questo tema di discussione di nuovo al centro dell’interesse generale… Nel successivo anno accademico, ai contenuti dell’intervento, poi pubblicato con il titolo “L’educazione: una sfida urgente”, che sarebbe interessante oggi pubblicare nuovamente e, soprattutto, rileggere, ben due Università americane dedicarono un intero corso di studi, all’interno delle loro facoltà di filosofia.

Non sono passati nemmeno quindici anni, ma sembra lontanissimo il tempo in cui lo sport poteva suscitare un dibattito così profondo sulla natura dell’uomo e sull’interpretazione della realtà e, non come avviene oggi, solamente suggerire convegni sugli aspetti fiscali e gestionali delle rendicontazioni economiche oppure, al massimo, sull’importanza del camminare per il mantenimento del benessere fisico.

Questo il lascito più prezioso del Cardinale Carlo Caffarra: lo stimolo alla discussione e al dibattito, anche feroce e di contrapposizione, in una tensione morale che non lo ha mai lasciato, fino alla fine.
Nato a Samboseto di Busseto, in provincia di Parma, scomparso a 79 anni, ha guidato la Chiesa di Bologna per quasi dodici anni, dalla fine del 2003 al 27 ottobre 2015. Esperto di famiglia e di matrimonio, aveva ricevuto da Giovanni Paolo II nel gennaio del 1981 il mandato di fondare e presiedere il Pontificio Istituto “Giovanni Paolo II” per studi su matrimonio e famiglia. Creato cardinale da Benedetto XVI nel 2006, aveva partecipato al Conclave del marzo 2013 che ha eletto papa Francesco. 

I funerali saranno celebrati sabato prossimo alle 11 nella Cattedrale, come annunciato dall’Arcivescovo di Bologna.

Così lo ricorda il suo successore Matteo Maria Zuppi, che ha ricordato come Caffarra abbia servito «fedelmente per tutta la vita» la Chiesa bolognese «senza riserve di amore, generosità e intelligenza, profuse ovunque». Zuppi esprime «il profondo e affettuoso cordoglio di tutta la diocesi, del presbiterio e suo personale, e invita i fedeli a unirsi nelle preghiere di suffragio». Caffarra - ha scritto in serata Zuppi in una nota dai toni intimi - «ha amato Bologna, con passione e dedizione, direi fino allo sfinimento, durante gli anni del suo servizio episcopale. Con il suo carattere discreto e sensibile mi ha manifestato dall’inizio e, fino all’ultimo, profondo affetto e incoraggiamento, delicato rispetto e accoglienza sincera. Ci siamo incontrati con continuità, parlando anche della sue preoccupazioni, fino a sabato scorso, quando tra l’altro abbiamo lungamente preparato la ormai prossima visita di papa Francesco. Mi manifestò la sua gioia per potere concelebrare con il Pontefice, ricordando l’incontro avuto pochi mesi prima, a Carpi, nel quale il Papa lo aveva abbracciato con evidente amicizia. Gli avevo raccontato di come, in occasione della mia recente udienza, il Papa, rispondendo ai suoi saluti che gli avevo trasmesso, aveva detto con commozione, quasi con solennità: “Io voglio molto bene al cardinale Caffarra. Diglielo”. Dalla sua finestra a Villa Revedin, dove si era ritirato, guardava dall’alto Bologna. Mi aveva detto più volte che da lì pregava continuamente per la città tutta. Sono certo che dal cielo continuerà a intercedere perché la Chiesa testimoni tutto il Vangelo di Cristo e distribuisca il Pane buono del suo amore a quanti lo attendono».

La camera ardente sarà allestita nella Sala Bedetti dell’arcivescovado, a partire da domani 7 settembre alle 16.

Una veglia di suffragio si terrà venerdì 8 alle 21 in Cattedrale.

 


editoriale
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