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24-08-2016
L'Editoriale del Presidente Andrea De David

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

AGOSTO 2016

 

 

Accendiamo il sesto cerchio con la fiamma di Olimpia

 

Brevi riflessioni, a poche ore dallo spegnimento della fiamma delle Olimpiadi di Rio… Hanno fatto tanto per farcele disprezzare, dimenticare, trascurare, in questi ultimi 40 anni. Gli attacchi terroristici, nel 1972 Settembre Nero, oggi la paura dell’Isis, il doping, i troppi sponsor, poi i boicottaggi, i risultati truccati e le giurie pilotate. Le assegnazioni, frutto di complicati giochi politici, paesi che ospitano i Giochi e poi dichiarano fallimento; la paura delle epidemie. Le Olimpiadi organizzate per mascherare gli orrori dei regimi, da Berlino 1936, passando per Mosca 1980 fino al controverso Pechino 2008. Eppure, quando si accende il braciere, è impossibile resistere al richiamo di questo evento, che unisce e affratella il mondo nel nome dello sport. E’ stata un’Olimpiade gioiosa, allegra e colorata come il paese ospitante, con tanta musica e ingenuo entusiasmo. Forse l’organizzazione non è stata impeccabile, ma tutti siamo stati per due settimane come lontani dal resto del mondo, dove purtroppo non cessavano guerre, attentati e tragedie umanitarie. Com’è ormai lontano l’antico precetto della tregua olimpica dell’antica Grecia… E’ stato un male? Probabilmente no, dopo Pechino, colpevole di violazione dei diritti umani, e Londra, un’Olimpiade molto europea in una nazione che probabilmente già meditava la Brexit, è stata un’edizione (in uno stato oltretutto in preda ad una grave crisi politica e piena di conflitti sociali) che ha tentato, magari senza riuscirci del tutto, di mettere al centro la semplicità e i valori dello sport. Buono il bilancio azzurro, magari un po’ meno trionfalistico di quanto non si dica, se solo in sei edizioni, dal 1928, le medaglie d’oro sono state meno di otto. Abbiamo trovato un fenomeno assoluto, il carpigiano Gregorio Paltrinieri e tanti altri campioni dei quali sarebbe importante almeno non dimenticare il nome già nelle prossime settimane… Tante emozioni e tante storie italiane, che sarebbe lungo riepilogare. Diciamo grazie soprattutto a chi è arrivato (quasi) al passo d’addio, come Vanessa Ferrari, Tania Cagnotto, Federica Pellegrini. Sono state anche le Olimpiadi più “sociali” della storia. In tanti hanno tentato di “accendere” il sesto cerchio olimpico, molti campioni, alcuni in silenzio altri forse abusando eccessivamente del mito delle favelas, hanno visitato i quartieri più poveri di Rio, prima o dopo le gare. Fra questi sinceri “portatori di speranza” anche i ragazzi del CSI, capitanati da Massimo Achini. Sarebbe davvero la vittoria più bella se, spenti i riflettori, prima di trasferirsi a Tokio, la carovana olimpica riuscisse davvero a mantenere vivo questo “sesto cerchio”, quello dello sport come strumento di coesione sociale, pace, solidarietà, aperto a chi campione non è ma, soprattutto, a chi oggi non ha nemmeno le risorse o la possibilità per diventarlo. Infine, un’ultima riflessione sulla possibilità di avere le Olimpiadi a casa nostra, fra otto anni. Ma davvero, fatti salvi i controlli sugli appalti, la corruzione, le spese folli, la costruzione di cattedrali nel deserto, vogliamo perdere forse l’ultima possibilità di ospitare in Italia l’evento più bello del mondo? La ginnastica alle Terme di Caracalla, la lotta alla Basilica di Massenzio, il pugilato al Palazzo dello Sport e la scherma al Palazzo dei Congressi dell’Eur, l’hockey allo Stadio dei Marmi, la pallanuoto alla Piscina delle Rose, l’atletica allo Stadio Olimpico e il nuoto al Foro Italico…l’equitazione a Villa Borghese, mentre si corre la Maratona sulla via Appia, per terminare di fianco al Colosseo, sotto l’Arco di Costantino. Tutta la storia dell’arte, dell’architettura, della civiltà hanno sfilato per le vie di Roma; nel 1960 tutto questo è successo… Possiamo abbinare a una nuova Olimpiade una campagna decennale per la promozione dello sport a favore di tutta la cittadinanza, a partire da quella più svantaggiata. E ammirare noi per primi gli stessi gesti atletici che ci hanno esaltati: dalle bracciate di Phelps alla corsa di Bolt, alle ginnaste russe e americane, passando per i campioni di basket del Dream Team. Lo spiegò bene Antoine Blondin, scrittore e giornalista francese (il più grande nella storia dello sport), che seguì ventisette edizioni del Tour de France, cantando le gesta di Coppi e Anquetil, Gimondi ed Eddy Merckx: “un grande campione dello sport, è come un patrimonio dell’umanità”.           

                   Andrea De David

presidenza@csibologna.it

 


editoriale
24-08-2016
L'Editoriale del Presidente Andrea De David

Brevi riflessioni, a poche ore dallo spegnimento della fiamma delle Olimpiadi di Rio… Hanno fatto tanto per farcele disprezzare, dimenticare, trascurare, in questi ultimi 40 anni....
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