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APRILE 2021.editoriale aprile ADDIO ALLE ARMI G

"È la seconda volta che lascio la Fiorentina. La prima per volere di altri, oggi per una mia decisione. La mia decisione è dettata dalla responsabilità enorme che prima di tutto ho per i calciatori e per la società, ma non ultimo per il rispetto che devo ai tifosi della Fiorentina. In questo momento della mia vita mi trovo in un assurdo disagio che non mi permette di essere ciò che sono. Sono consapevole che la mia carriera di allenatore possa finire qui, ma non ho rimpianti. Nella vita di ciascuno, oltre che alle cose belle, si accumulano scorie, veleni che talvolta ti presentano il conto tutto assieme. In questo momento della mia vita mi trovo in un assurdo disagio che non mi permette di essere ciò che sono… Chi va in campo a questo livello, ha senza dubbio un talento specifico, chi ha talento è sensibile e mai vorrei che il mio disagio fosse percepito e condizionasse le prestazioni della squadra. In questi mesi è cresciuta dentro di me un'ombra che ha cambiato anche il mio modo di vedere le cose. Sono venuto qui per dare il 100%, ma appena ho avuto la sensazione che questo non fosse più possibile, per il bene di tutti ho deciso questo mio passo indietro. Probabilmente questo mondo di cui ho fatto parte per tutta la mia vita, non fa più per me e non mi ci riconosco più. Sicuramente sarò cambiato io e il mondo va più veloce di quanto pensassi. Per questo credo che adesso sia arrivato il momento di non farmi più trascinare da questa velocità e di fermarmi per ritrovare chi veramente sono".

Sono le parole di Cesare Prandelli.

La cronaca sportiva giudicherà un giorno se sia stato un grande allenatore. Sicuramente, lo possiamo già dire, un grande uomo. Già la sua carriera di calciatore era stata particolare; partito dall’Oratorio di Orzinuovi (Brescia) ha militato in Cremonese, Atalanta e, soprattutto, Juventus. Utilissimo e prezioso centrocampista, di lui oggi pochi si ricordano, a causa della sua umiltà e del basso profilo. Eppure, in sei stagioni, ha disputato comunque 89 partite con la maglia bianconera negli anni ‘80, in quella che è stata una delle squadre di club più forti di tutti i tempi. Da allenatore, ottime le stagioni alla guida di Verona, Venezia, Parma. In ogni squadra, più che per la smania di successo, si è sempre distinto per coerenza e fedeltà alla parola data. Gli ottimi risultati raggiunti, pur senza sponsor prestigiosi, lo hanno poi portato sulla panchina della Roma, l’occasione della vita. Le sue dimissioni prima dell’inizio del campionato, per stare vicino alla moglie malata, che lo lascerà tre anni dopo, suscitarono scalpore e emozione, non solo nel mondo del calcio. Ma qualche volta, i treni giusti passano una seconda volta. Nella Fiorentina sono stati anni di successi, portandolo fino alla guida della Nazionale Italiana. Un incredibile secondo posto, contro un’invincibile Spagna, agli Europei del 2012 venne quasi accolto con sufficienza. L’eliminazione al primo turno ai Mondiali del 2014, accolta come una tragedia di popolo, dopo la sconfitta contro l’Uruguay. Sono passati sette anni, ed è ad oggi l’ultima partita disputata dall’Italia a un Mondiale di Calcio… Dopo di allora, la magia si spezza, prima con l’immediato trasferimento al Galatasaray (forse, l’unica scelta discutibile della sua carriera), troppo presto, dopo le dimissioni dalla Nazionale. Poi con le sfortunate esperienze al Valencia, Al-Nasr e Genoa, prima del ritorno a Firenze. Un bravo allenatore, in definitiva, un uomo onesto, di valori, di sentimenti. L’abbiamo conosciuto da tecnico della Nazionale, collaborando con il CSI per la Junior TIM Cup, insieme a un altro uomo d’altri tempi e tutto d’un pezzo: Emiliano Mondonico.

La sua lettera di oggi ci ricorda come lo sport sia una palestra di vita, ma che non sostituisce la vita. Le battaglie vanno combattute tutte, e fino in fondo. Ma dobbiamo sempre fare i conti con le delusioni e con le disillusioni, e con la fragilità. Il calcio di oggi ha perso di senso, per quelli come lui, per chi è riuscito a mantenere gli stessi principi e gli stessi comportamenti in un mondo ormai compromesso. Ma è anche il nostro mondo, soprattutto dopo questo anno e più passato fra protocolli e chiusure, decreti e ripensamenti, furberie e problemi economici, un mondo che deve trovare dentro di sé la forza per ripartire. Anche per noi, caro Cesare, tante volte l’impressione è quella di un mondo che è cambiato, che non fa più per noi, fatto di ricatti, speculazioni, meschinità e giochi di potere, a tutti i livelli.

C’è sempre più bisogno di persone corrette, dirigenti sportivi leali e competenti, volontari disponibili e collaboratori armati più della passione sportiva che del desiderio di perseguire interessi personali. Dirigenti come Cesare Prandelli.   

 

Andrea De David

presidenza@csibologna.it

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